GIOVANNI GASTEL

«Un fotografo deve saper fare tutto. Non ho mai creduto alla specializzazione, la tecnica è importante, ma ciò che conta è riuscire a raccontare un sogno e io credo che nelle mie immagini ci sia sempre un pezzetto di me. Qualcosa di autobiografico. Qualcosa che riesce a lasciare un segno di riconoscibilità».

Sono parole di Giovanni Gastel, uno dei fotografi italiani che ha maggiormente impresso uno stile ai suoi scatti, in mostra fino al 24 novembre 2020 nello SPAZIO EXTRA del MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, a Roma. Oltre 200 ritratti, posizionati lungo un percorso lungo circa 125 metri, rappresentano il concept della mostra THE PEOPLE I LIKE, curata da Uberto Frigerio e allestita dall’architetto Piero Lissoni, che ne ha ideato ogni possibile aspetto espositivo. Entrare nel mondo fermato dagli scatti di Gastel, vuol dire afferrare lo spirito collettivo dei tempi, e delle singole storie, raccogliendone le tessere lungo un percorso labirintico, in cui si svelano volti, immagini, racconti, in una trama tutta da scoprire. Le foto in mostra ritraggono personaggi famosi, ma anche gente comune: modelle, attrici, artisti, operatori del settore, vip, cantanti, musicisti, politici, giornalisti, designer, cuochi, incontrati lungo l’arco della sua carriera, iniziata circa quarant’anni fa. La famiglia Visconti (Gastel è nipote di Luchino) avrebbe desiderato per lui un futuro da avvocato o capitano d’industria, ma già a 17 anni Giovanni aveva le idee chiare su questo punto, e dal quel momento non si è mai fermato.

Dalla primissima foto ai suoi scatti più recenti, Gastel ha sempre sentito la necessità di esprimersi attraverso l’obbiettivo, mettendo in scena, con semplicità e poesia, soggetti complessi. Il ritratto rappresenta per lui, quindi, il miglior approccio artistico possibile. La disposizione delle opere in mostra non segue fili logici, anzi: a un primo sguardo le foto potrebbero sembrare disposte decisamente alla rinfusa. Quello che le accomuna è altro, e lo spiega Gastel stesso:

The people I like racconta il mio mondo, le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima… e per me questo non dipende dalla loro origine, estrazione sociale, gruppo di appartenenza o altro. L’anima è qualcosa di unico, indipendente e, come tale, non segue nessuno schema predefinito, come il cuore”. L’immagine è solo la superficie delle cose, e la sua rappresentazione fotografica non è per Gastel semplice duplicazione di tratti ma operazione maieutica, in cui l’anima emerge dalla posa e ne fissa il senso. I portrait di Gastel sono al servizio dell’analisi psicologica e spirituale del soggetto, e questa prospettiva ha suggerito allo Studio Lissoni le coordinate dell’allestimento, in cui la sensazione predominante è di muoversi in un labirinto, e di farlo in modo del tutto personale. Nella zona centrale della sala, volti di artisti celebri si susseguono con dinamiche ed interpretazioni distinte. Pareti mobili di 3 metri d’altezza disposte in diagonale che si guardano tra loro e sembrano dialogare l’una con l’altra, generando percorsi casuali che invitano lo spettatore ad orientarsi secondo il proprio istinto. Ci si ritrova così tra i vari personaggi ritratti, di diversa estrazione e levatura sociale, testimonianza dell’immensa varietà d’incontri che ha caratterizzato la lunga carriera del fotografo: da Marco Pannella a Barack Obama, da Fiorello a Roberto Bolle, da Bebe Vio a Mara Venier e moltissimi altri. Sono tutti ritratti in grande formato, 130x90, in bianco e nero, mentre nella parte finale del precorso espositivo trovano spazio, in una sorta di quadreria, 80 immagini della serie dei colli alti neri. Componimenti letterari, poesie e testi che si legano alla sfera emotiva di Gastel sono altresì presenti in esposizione, per sottolineare il significato spirituale della propria attività d’artista. «Lavoro a togliere. Cerco l’essenza delle cose. Tolgo i rumori di fondo. Illumino il necessario e ogni volta cerco di raccontare un pezzetto di me stesso».


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